Maura Fontana
Novembre 2010
L'intarsio o tarsia lignea è un tipo di decorazione che si realizza accostando minuti pezzi di legni o altri materiali di colori diversi. Diffusa già nel Trecento tra il 1440 e il 1550 raggiunge il massimo della fioritura, sviluppando quello che verrà definito da André Chastel "il cubismo del Rinascimento".
Con le opere di questo artista che si situa nell’ambito dell’astrazione credo di poter affermare che abbiamo invece il “rinascimento del Cubismo” dove il colore, attraverso l’uso originale della materia lignea, diventa forma sostanziale della narrazione artistica.
Quando Alberto Lanzaretti mi ha proposto di presentare le sue opere, ho immediatamente rivissuto lo stupore che provai la prima volta di fronte alle sue Tarsie lignnee. La chiave di approccio è proprio questa: Innanzi tutto, l'emozione! Soltanto dopo la comprensione!
E’ come se l’autore stesso, attraverso queste opere, dicesse: Voglio dipingere la verginità del mondo! Senza inquietudini, ma con sorprendente, gioiosa, consapevole luminosità del vivere.
Si! Tutte queste opere sono caratterizzate dalla luce. La luce, in queste pitture/sculture è strutturale, sostiene ogni tarsia, ed è una cosa che non potendo essere riprodotta, viene rappresentata dall’artista in modo incondizionato attraverso un'altra cosa: il colore.
Questi assommoir, questi incastri di forme colorate di legno, sono come vetrate, attraversate dalla luce, ipnotizzano, catturano lo sguardo e contrariamente a quelle delle cattedrali, si liberano dalla carica religiosa per diventare gioioso laicismo che coalizza la trasparenza alla materia.
Gioco e verità, questa è la chiave di lettura delle opere di Alberto Lanzaretti, poichè l’arte è una bugia che gli fa realizzare la verità, attraverso una visione del reale fortemente dinamica nella quale riesce a trasmettere molto di più di quello che sembra, in quanto gli consente di riassemblare il suo soggetto in forme più astratte, ma senza tuttavia alterare il suo soggetto a tal punto da sconfinare nella pittura puramente astratta. Nelle sue opere domina la responsabilità geometrica delle forme, tanto da poter definire Lanzaretti un artista moderno che libera la sua arte da propositi pratici ed estetici per assecondare una autentica sensibilità plastica per viaggiare –come lui stesso dice- a lato della realtà in modo fantastico e, aggiungo io, con tutti i suoi più profondi significati.
Mara Campaner
Settembre 2010
Alberto Lanzaretti è passato attraverso una prima fase veristica, per poi approdare a una visione del reale fortemente dinamica e coloristica, e arrivare ad un astrattismo geometrico. Nelle sue opere prevale la funzione geometrica delle forme, da poterla definire arte concreta, basandosi sulla percezione e sul pensiero razionale. Lanzaretti è un artista moderno perché libera la sua arte da fini pratici ed estetici e lavora soltanto per assecondare una pura sensibilità plastica. Le sue ultime pitture/sculture si discostano dalla rappresentazione realistica della realtà, conducendoci in un percorso alla vera essenza dell’arte (all’arte fine a se stessa), appunto all’astrattismo o, meglio ancora, al suprematismo dell’artista Malevic che diceva “ l’arte astratta è superiore a quella figurativa, dato che , anche se noi in un quadro figurativo vediamo un qualsiasi oggetto o forma vivente, sull’opera non c’è un solo colore: il colore che viene espresso in modo migliore è su un dipinto astratto”.
Alberto, quindi, si situa nell’ambito dell’astrazione, ma senza farsi coinvolgere dalle inquietudini tipiche dello sperimentalismo e recuperando atmosfere calibrate che portano alla realizzazione compiuta, al richiamo di un paesaggio mentale, creando illusioni spaziali, elaborate attraverso un’espressività intelligente e consapevole.
La sua ricerca visiva poggia su una fantasia esuberante e sfrenata e sul piacere dell’immaginazione. I suoi sono elaborati progettuali di una scenografia, di un costrutto dove ogni elemento sostiene l’organizzazione dell’insieme. I suoi puzzle, assemblamenti di pezzetti colorati di legno, ricordano la logica con cui sono state create le vetrate delle cattedrali gotiche, private della carica simbolica e religiosa, intrise da un divertito laicismo. Proprio il colore diventa struttura portante della narrazione, donando un’atmosfera colta e giocosa, donando alle sue opere una grande felicità del vivere, evitando le implicazioni tragiche che non appartengono al suo gusto.
Il suo è un linguaggio ben calibrato, realizzando una continua reinvenzione plastica, sapendo manipolare con estrema bravura il legno. Proprio questo materiale lo costringe a sfuggire alla ripetitività e a cercare ogni volta di non adagiarsi sulle certezze acquisite grazie alle sue notevoli doti progettuali ed esecutive.
Gli interni geometrici, i giocosi accostamenti a blocchi colorati, i suoi tasselli di costruzione, evocano paesaggi astratti mentali, luminosità coloristiche calde e tangibili. La sicura impaginazione geometrica di queste opere mostra una progettualità meticolosa, e una gestualità ben calibrata, da farlo connotare per la sua valenza stilistica personale e inconfondibile. Molte volte lo spazio che circonda questo mondo colorato pare ampio, e abitato dal vuoto. Le sue sono forme senza tempo, dove la qualità è estremamente precisa, senza sbavature.
Le sue pitture/sculture sono delle materie in continuo sviluppo, che si illuminano e che si spengono in cromie variegate, creando degli assemblamenti dinamici. Le immagini fluiscono in maniera astratta e potente, creando una scrittura sottile di orizzonti e colline composti da passaggi cromatici; ponendosi nell’ottica di una rivisitazione di un reale non direttamente captabile.
Il suo assemblare una serie variegata di colori è un modo per rappresentare le proprie esperienze visive, il proprio agire quotidiano, per tradurle in una trasfigurazione astratta. Le sue opere esigono un’osservazione attenta e approfondita che superi il primo colpo d’occhio, che senz’altro rimane accattivato da questi originali puzzle.
Cat. Eros&Thanatos
Maggio 2010
Alberto Lanzaretti
Nato a Thiene il 14-11-1955, Lanzaretti è artista autodidatta che vive e lavora a Thiene. Dopo una lunga e personale riflessione d’arte e di tecnica è uscito dal suo laboratorio per proporsi al mondo dell’arte, con “le sue fantastiche tarsie lignee che offrono un connubio di colore e fantasia in un affascinante gioco geometrico” (Tito Bianchini). Tra le numerosissime esposizioni a cui ha partecipato vanno ricordate: nel 2007 le collettive ad Asiago - "Sareo" e a Thiene “Espressioni artistiche della Pedemontana”; nel 2008 a Stra' in Villa Pisani per la manifestazione artistica "Aria Acqua Terra e Fuoco" e a Preganziol per il Premio Nazionale di Pittura "Città di Preganziol"; nel 2009 tra le collettive vanno ricordate quelle a Venezia in Galleria d'Arte San Vidal per la Biennale a Confronto, a Vicenza in Palazzo Vescovado nell’ambito di "Cinque per Uno" e ad Udine alla Galleria “Centro d’Arte Tiepolo” mentre tra le personali si menziona quella intitolata “Colore e Fantasia” tenuta presso l’ Urban Center Thiene; infine nel 2010 Lanzaretti ha presentato due personali a Torino alla Galleria “La Telaccia”e a Monticello Conte Otto presso la prestigiosa “Galleria Sante Moretto-Arte Contemporanea” . Il critico d’arte, Giorgio Pilla, lo ha recensito con queste parole: “L’artista mette in atto un connubio pitto-scultoreo nella realizzazione delle sue opere che si possono catalogare come lavori inizialmente artigianali preparatori alla realizzazione dell’evento creativo. E’ una tecnica assai complessa attuabile con l’uso di tarsie lignee dal complicato passaggio preordinato che vede taglio, composizione, colorazione, applicazione fino a formare una sorta di puzzle che mostra il disegno di cui Lanzaretti aveva in mente il progetto sin dall’inizio. Nel risultato finale ogni contatto con la realtà è scomparso, l’artista ha concretizzato un sogno fine a se stesso, non voleva e non ha dimostrato nulla che non sia il suo piacere di saper costruire per la propria soddisfazione.” Fantinato ha sottolineato, invece, come “ i temi lirici del vento, della vela, della foresta incantata, per i quali i colori sottolineano una gioia quasi fanciullesca e innervata di alate pulsioni immaginative, coabitano accanto a caleidoscopici capovolgimenti di visualità e a pazienti meditazioni metafisiche. Tanto che le forme e i colori sembrano affrancarsi nell’onirico. E, cioè, in una sorta di sospensione, quasi di un sogno che sta per compiersi e a cui l’artista, armato di cuore e umiltà, ha conferito il soffio di vita eterna. Lanzaretti, allora, si propone all’arte per un’operazione ardita, lanciandosi alla conquista di un’armonia alchemica in seno alla quale si riassumono e si fondono nella giusta misura quei due mondi, solo apparentemente lontani, della razionalità da un lato e del cuore dall’altro. E in questa sfida noi stiamo dalla sua parte.”
Federcritici
Marzo 2010
ALBERTO LANZARETTI
La sua cordialità e solarità si specchia nelle sue opere, frutto di incastri di legno ritagliato,
colorato e incollato su tavola.
La voglia di creare, di esprimere la sua limpida interiorità lo ha portato a sviluppare questa sua particolare forma d'arte.
Sono lavori piacevoli, armonici e di complessa esecuzione, sono il risultato di una lunga preparazione che fa risaltare la sua spiccata manualità, l'innata armonia del colore e la galoppante fantasia.
La ricerca di valori cromatici puri, geometrici, nitidamente stagliati sullo sfondo, fra loro incastrati come in un gioco, rivela la facoltà creativa della mente di procedere istintivamente verso sintesi sempre più complesse ed articolate, a dimostrare il valore, spesso trascurtato, della manualità di interagire con i sensi e il cervello.
Fantinato Mauro
Gennaio 2010
Alberto Lanzaretti: tra ragione e sentimento alla conquista di un’alchimia armonica.
Alberto Lanzaretti genera arte costruendo o, meglio, ricostruendo. E in questo scorre la linfa fantasiosa e ludica al tempo stesso della sua arte. Per tecnica e per ragione. La sua abilissima manualità, in effetti, appare regolata da un principio di riedificazione, meccanico e intellettuale, grazie al quale coglie esiti di forte impatto visivo e di notevole profondità contenutistica. Nel riattualizzare nel formato del quadro la difficile arte della tarsia lignea, egli riformula secondo molteplici linee e forme, perlopiù geometriche, quel qualcosa a cui si era ispirato: un evento naturale, una sensazione interiore, un semplice istinto alla creazione, una suggestione estatica e speculativa sul mondo. Indotto da un innato desiderio di scoperta, tale suo atto sortisce da un pregresso lavoro di decostruzione dell’immagine originaria, della quale aveva intuito la verità, per poi ricostruirla secondo nuovi termini artistici pezzo su pezzo, forma su forma, linea su linea, colore su colore. Si tratta di una dinamica ricompositiva che se principia da una dialettica della frattura, poi in realtà riconduce la figura ad una rigenerata identità ed a nuova luce armoniosa. E proprio nel segno e nel senso della luce l’arte di Lanzaretti chiaramente si esprime. Una luce da intendersi nell’accezione fisico-razionale e nella sua conseguenza metaforica, diremo metafisica. Gli occhi su quel riflesso luminoso stupiscono mentre gli stessi colori riescono ad infondere una fascinazione tale che la geometria delle linee si addolcisce, prendendo il sorriso buono dei sentimenti o supportando graficamente edificanti riflessioni, magari talvolta intrise di una sottile malinconia. Geometria dei sentimenti, cromie dei pensieri governano il linguaggio artistico di Lanzaretti. Temi lirici come quelli del vento, della vela, della foresta incantata, per i quali i colori sottolineano una gioia quasi fanciullesca e innervata di alate pulsioni immaginative, coabitano accanto a caleidoscopici capovolgimenti di visualità e a pazienti meditazioni metafisiche. Tanto che le forme e i colori sembrano affrancarsi nell’onirico. E, cioè, in una sorta di sospensione, quasi di un sogno che sta per compiersi e a cui l’artista, armato di cuore e umiltà, ha conferito il soffio di vita eterna.
Lanzaretti, allora, si propone all’arte per un’operazione ardita, lanciandosi alla conquista di un’armonia alchemica in seno alla quale si riassumono e si fondono nella giusta misura quei due mondi, solo apparentemente lontani, della razionalità da un lato e del cuore dall’altro. E in questa sfida noi stiamo dalla sua parte.
Giorgio Pilla-Critico d'Arte
Gente veneta 18 Luglio 2009
Alberto Lanzaretti Prendendo a modello l’antica arte della tarsia lignea l’Autore procede nella realizzazione, tecnicamente assai impegnativa, di componimenti artisticamente intrisi di una sostanza animistica che stupisce per quel dosaggio coloristico che si espande sulle superfici fino ad amalgamarsi completamente eliminando in toto le pur lievi separazioni dei tracciati lignei. Ne scaturiscono lavori che l’Artista impregna di un afflato umanistico ora concretizzato in ben intuibili racconti (Oltre il tunnel) altrove colmi di una aurorale intersecazione di linee e trasparenze coloristiche (Genesi 2009)che offrono un senso di partecipante felicità sciolta nel sovrapporsi di molteplici diafanità che giocano con i nostri sensi togliendoci qualsiasi punto di riferimento reale per avviarci sulla via dell’onirico.
Ezio Zanesini
La nuova Venezia 14 Luglio 2009
Alberto Lanzaretti che usa l’antica arte delle tarsie lignee per realizzare fantasmagoriche declinazioni che si collocano tra l’astratto e l’informale, con un ricordo al costruttivismo di Léger, in cui il componimento di estrania da ogni riferimento reale per confluire nel gioco dell’intuizione spontanea che nasconde, però, un attento lavoro preparatorio.
Tita Bianchini
Il gazzettino Venezia 8 Luglio 2009
Alberto Lanzaretti ci offre le sue coloratissime tarsie lignee, dove l’acrilico esalta i ritagli stupendamente accostati, per creare affascinanti effetti tridimensionali dai molteplici significati.
Marica Rossi
Giugno 2009
“L’arte senza tradizione è come un gregge senza pastore. Ma senza futuro è un cadavere”.
L’affermazione di Churchill, che evidentemente non si intendeva soltanto di politica, introduce bene all’opera di Alberto Lanzaretti alla sua prima personale all’ Urban Centrer della nativa Thiene, ma da tempo presente nel panorama artistico del Nord Italia essendo stato segnalato per bravura e originalità in collettive e concorsi nazionali.
I suoi quadri, tarsie di legno colorato e incollato su tavola, ricordano le asimmetrie, gli scoppi di forme e colore dei Futuristi come le cromie di vernici per metalli introdotte dal movimento Dada: entrambi inneggianti il nuovo concetto di bellezza ispirato alla civiltà delle macchine. Intendimenti di cui Lanzaretti fa tesoro elaborando con la sua perizia di carrozziere una tecnica sua nel plot esecutivo successivo a quel disegno che è la vera anima del progetto.
Infatti in quelle fiabesche figure, e più ancora nelle sue mirabolanti invenzioni geometriche, fa vivere un sentimento delle forme che è interiore e che, allo stesso modo che per i quadri di Ugo Nespolo( contemporaneo cui il nostro è per certi aspetti accostato), viene trasmesso a tutti i suoi fruitori. Sia all’osservatore acculturato, sia a chi, pur non essendolo, comprende il valore di questo costruire gioioso vivacizzato dal positivo rapporto dell’autore con un presente sul quale l’arte ha il potere di incidere relativamente alla qualità della vita. La fervida ispirazione ascrivibile a questa fede è poi arricchita dalla pratica certosina assiduamente esercitata. Quella che Baudelaire affermava essere propria ‘del lavoro tutti i giorni’, dove la manualità ha un ruolo importantissimo perché volta al compimento di un’opera pensata ma mai disgiunta dalla ferrea volontà di perfezione pure in fase operativa.
E questa è una condizione di controcorrente notevole se pensiamo che uno dei tratti dominanti dell’arte contemporanea è una sorta di predominio della ideazione sulla esecuzione, come se si trattasse di una dichiarazione poetica oppure di un brevetto. Ebbene, in Alberto Lanzaretti troviamo invece tutto:l’emozione quale sorgente di creatività, l’invenzione, la preziosa e rara manualità, e una umiltà senza la quale questi dipinti sarebbero meno belli.
Giorgio Pilla-Critico d'Arte
Catalogo Biennale a confronto Giugno 2009
Alberto Lanzaretti Qui l’antica arte della tarsia lignea viene proposta in una versione compositiva usata dall’Artista per creare motivi astratti e non, in cui il pensiero si riforma in coloratissimi exploit costruttivi addensati in armoniche sequenze. Si percepisce la volontà dell’Artista di ritrovare infantili moti creativi autoreferenziali oggi cancellati dall’ansia quotidiana.
Gabriella Niero
Catalogo Biennale a confronto Giugno 2009
Alberto Lanzaretti Con la sua pittura influenzata da atmosfere surreali ci conduce verso dimensioni ancestrali alla scoperta delle origini dell’esistenza. Una grande struttura a globo accoglie nel profondo due esseri dai profili sinuosi, forse madre e figlio; sembrano sospesi nell’aria offrendo un senso di lievità (oltre il tunnel). Ritroviamo i dati di un linguaggio che fonde la realtà all’onirico.
Bruno Rosada-Critico d'Arte
Catalogo Biennale a confronto Giugno 2009
Un non figurativo, Alberto Lanzaretti, elabora le metodiche dell’optical art con accorta insistenza sulla tridimensionalità, razionalizzando la concettualizzazione dello spazio che talvolta esprime anche con i titoli dei quadri (ricordiamo una osservazione di Octavio Paz) così da determinare uno spazio dell’opera ulteriormente significativo.
Giorgio Pilla-Critico d'Arte
Gente veneta 24 Gennaio 2009
L’artista mette in atto un connubio pitto-scultoreo nella realizzazione delle sue opere che si possono catalogare come lavori inizialmente artigianali preparatori alla realizzazione dell’evento creativo. E’ una tecnica assai complessa attuabile con l’uso di tarsie lignee dal complicato passaggio preordinato che vede taglio, composizione, colorazione, applicazione fino a formare una sorta di puzzle che mostra il disegno di cui Lanzaretti aveva in mente il progetto sin dall’inizio. Nel risultato finale ogni contatto con la realtà è scomparso, l’artista ha concretizzato un sogno fine a se stesso, non voleva e non ha dimostrato nulla che non sia il suo piacere di saper costruire per la propria soddisfazione.
Tita Bianchini
Il gazzettino 23 Gennaio 2009
Alberto Lanzaretti nelle sue fantastiche tarsie lignee un connubio di colore e fantasia in un affascinante gioco geometrico.
Ezio Zanesini
La Nuova Venezia 23 Gennaio 2009
Alberto Lanzaretti Una tecnica pitto-scultorea messa in atto da questo originale Artista per declinare impianti strutturali composti da tarsie lignee colorate allo scopo di formare composizioni fantasiose che ci riportano alla nostra giocosa fanciullezza creativa. In realtà trattasi di un lungo e metodico lavoro di preparazione che l’Autore attua con un unico fine assolutamente autoreferenziale, poiche nulla si può chiedere di emotivo o passionale a questi bellissimi disegni se non l’ansia, dell’Artista, di defilarsi da un quotidiano grigio e privo di sentimento. Il piacere di mostrare agli altri (tutti noi!) che la Vita può essere ancora vissuta al di fuori di ogni tensione, solamente armonizzando e colorando il nostro quotidiano.